Fake news
Piccola riflessione dopo una serie di episodi che mi fanno fatto perdere fiducia nell’attuale mondo del giornalismo
Nell’ultimo mese mi è capitato di imbattermi in una serie di fake news sul tennis, riportate da testate giornalistiche anche di una certa credibilità. Non ho quindi potuto fare a meno di interrogarmi su questo fenomeno. Oltre a chiedermi come nascono e cosa fare per contrastarle, quello che mi sono chiesto è perché vengano rilanciate nonostante le cosiddette red flag ci siano tutte.
La prima fake news è nata da un post di Tennis Centel, profilo parodia su X che spesso cela dietro un’apparente ironia tanto odio. C’era scritto questo: “Jannik Sinner has officially paired up with Anna Kalinskaya for US Open Mixed Doubles. (Via @Gazzetta_it)” insieme a una foto dello US Open precedente dei due abbracciati.
Mi dispiace ammetterlo, ma è un post veramente perfetto per far sì che la gente, magari distratta, ci creda. Considerando che su X nel 99% dei casi non vengono citate le fonti, c’è questa tendenza che quando un post presenta la fonte originale viene preso per vero sempre e comunque. Detto questo, che uno dei giornali più antichi d’Italia ci sia cascato è gravissimo e, purtroppo, sottolinea la superficialità con cui troppo spesso si riportano le notizie.
Non starò qui a generalizzare né ad approfondire troppo il tema: l’unica obiezione che mi sento di fare è che sarebbe stato sufficiente fare un controllo sulla fonte menzionata (invece di prendere per buono un post qualsiasi, seppur di una pagina con decine di migliaia di followers apparentemente affidabile) per evitare questa figuraccia.
La seconda fake news riguarda invece il presunto post su un forum polacco del tanto criticato CEO che allo US Open aveva rubato il cappellino di Majchrzak a un ragazzino. Questa è la fake news che più mi fa arrabbiare perché non appena ho letto quel post, condiviso su X dal classico profilo da un milione di followers che ha il solo obiettivo di farmare interazioni, ho subito pensato che fosse falso per un motivo chiaro; è esattamente quello che la gente voleva leggere.
Dopo averlo duramente attaccato per il suo gesto, le persone non volevano un noioso post di scuse che facesse finire la vicenda nel dimenticatoio. Al contrario, volevano continuare a cavalcare l’onda. E cosa c’era di meglio che una serie di frasi esagerate? Se si fosse trattato di un mitomane sarebbe anche stato plausibile, ma qui il tizio in questione era il CEO di un’azienda, verosimilmente consigliato da esperti in materia. Q uante possibilità c’erano che decidesse di auto-sabotarsi ulteriormente?
La cosa che più mi dà fastidio, però, è che un quotidiano online italiano abbia riportato la notizia citando come fonte un “post su un forum polacco che è stato subito rimosso”. Non mi ergo a esperto, ma sono abbastanza sicuro che questo non sia il modo corretto di fare giornalismo. Perché se si può dare credito a qualsiasi cosa appaia sui social e poi tirare indietro la mano, allora vale tutto.
In conclusione, spinto da questi miei sospetti, mi sono preso 10 minuti per controllare. Risultato? Dopo una serie di articoli di fact-checking in cui nessuno riusciva ad attribuire al CEO polacco la paternità di questo post, mi sono imbattuto in un articolo di un sito polacco che riportava un post Facebook di scuse dell’uomo. Tempo impiegato: 10 minuti. Non a caso, poco dopo quel post l’ha riportato anche la BBC e nel giro di 24 ore l’intera vicenda è finita nel dimenticatoio.
Infine, pochi giorni fa la fake news sulle parole di Simone Vagnozzi. A essere onesto questa vicenda non l’ho seguita per intero, ma ho solo visto su X il post di un ragazzo che si scusava per aver riportato una notizia falsa. Poi però ho fatto un giro sul web e in realtà erano stati tutti i principali quotidiani sportivi italiani a riportarla. Ammetto che questo mi ha fatto preoccupare. A fare il debunker ci ha pensato un profilo X, che ha individuato nella fonte originale il post di una pagina Facebook. E lì mi sono definitivamente cadute le braccia.
Mi sono però chiesto il perché la notizia sia stata rilanciata nonostante la fonte fosse incerta e, ancora una volta, sono giunto alla conclusione che fossero dichiarazioni che le persone avrebbero voluto leggere: “Tutti vedono la sconfitta, ma non vedono le notti in cui piangeva, i giorni in cui non riusciva nemmeno ad alzare il braccio per la stanchezza". Pensandoci bene, all’indomani di una dolorosa sconfitta in finale Slam, un fan di Sinner cosa potrebbe chiedere di meglio se non parole simili per addolcire il ko?
<blockquote class="twitter-tweet"><p lang="it" dir="ltr">Tempi necessari per:<br><br>- farsi venire il dubbio che Vagnozzi non potesse aver detto quelle cose: 0,8 secondi<br><br>- trovare l'origine del fake: 2 minuti<br><br>- facepalmare forte e disperarsi per lo stato dell'informazione italiana, quella tradizionale e quella nuova: da qui all'eternità <a href="
10, 2025</a></blockquote> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
Chiudo con una riflessione: in questi ultimi mesi sto collaborando per un sito americano e la cosa che mi hanno rimproverato di più è la citazione delle fonti. Inizialmente ero un po’ spaesato, anzi ritenevo esagerata la loro mania di citare ogni singola dichiarazione. Qui in Italia basta scrivere “ha detto a x” oppure “come riportato da”. Lì invece bisogna aggiungere un link alla fonte originale, che sia un articolo o un video.
E non solo: se ad esempio traduco delle dichiarazioni dall’italiano all’inglese, devo segnalare che sono state tradotte affinché il lettore sappia che quello che legge è in un certo senso filtrato. E secondo me è una cosa molto utile perché al giorno d’oggi le dichiarazioni, soprattutto quelle di Sinner e Alcaraz, vengono sviscerate: si cerca di cogliere anche la più impercettibile sfumatura o significato nascosto. Quindi basta che uno dei due – entrambi non madrelingua inglesi – dica qualcosa che non coincide al 100% con il proprio pensiero, per un limite espressivo o perché si perde nel passaggio da una lingua all’altra, ed ecco che partono i processi.
Un ultimo pensiero. Lungi da me considerarmi immune dalle fake news, anche perché ormai il confine è estremamente sottile. Però questi episodi non fanno che alimentare alcune mie convinzioni su come difendersi;
1 risalire sempre alla fonte originale
2 prendersi del tempo per verificare la fonte, anche se magari significa non essere il primo a far uscire la notizia
3 silenziare account social che ricondividono fake news
(lo dico per esperienza personale perché magari scrollando rapidamente non si fa caso a nome e immagine profilo leggermente diversi e si dà per vero ciò che scrivono).
Ma soprattutto FAR SCRIVERE DI TENNIS (come di qualsiasi altro sport) A GENTE COMPETENTE. Negli ultimi anni, grazie a Sinner ma non solo, il tennis ha conosciuto una popolarità inedita e gli articoli in merito si sono moltiplicati. Quindi tante persone nuove ci si sono riversate. A mio modesto avviso, l’unica maniera per evitare strafalcioni è quella di affidare questi articoli a giornalisti che dimostrano di saperne.



